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"La masseria", Milano, Garzanti, 1952 - Cosenza, Pellegrini, 2009
di Fortunato Seminara
Recensione
Il romanzo seminariano è un complesso narrativo che riflette la società 
e inquadra i cambiamenti verificatisi in Calabria, motivo per il quale lo 
scrittore maropatese, ne La masseria, sceglie di continuare la vicenda 
narrata ne Le baracche- il suo romanzo d’esordio- per rappresentare la 
condizione misera dei contadini ed i mutamenti avvenuti nella loro 
monotona vita.

La masseria si apre con un quadro corale: i dipendenti della famiglia 
Caporale si sono riuniti in visita di condoglianza per la morte di don 
Gaetano. Ne La masseria, si ritrovano i personaggi sopravvissuti alla 
Spagnola delle baracche: Cata, Micuccio e Andrea oltre ad altri 
personaggi nuovi come Filippo, figura emblematica del socialismo 
filantropico.

A differenza de Le baracche, ne La masseria viene meno la prospettiva 
della fatalistica rassegnazione ad uno stato d’immobilismo, sostituita 
dal desiderio della classe povera di opporsi contro l’ingiustizia sociale. 
La masseria è imperniata interamente sulla contrapposizione fra 
contadini e proprietari, che Seminara evidenzia sin dall’inizio del 
romanzo col ricercato contrasto fra le casupole e le capanne, il 
camminare scalzi dei contadini e – invece- i palazzi dei ricchi. Tale 
contrasto giustifica il senso dell’insofferenza lungo il romanzo. I poveri 
arrivano adesso a ribellarsi, e si accentua il valore emblematico dei tre 
protagonisti, i cui schema ideologico intende prospettare le diverse 
possibilità di soluzione della questione contadina.
Il presente articolo mira a gettare la luce sul brigantaggio e 
sull’emigrazione come atti di riscatto sociale. Nel romanzo, il 
personaggio Agostino raffigura questo mito dell’emigrazione e 
l’adozione del brigantaggio come forma di violenza vendicativa contro 
l’ingiustizia dei proprietari.

Oltre ad Agostino, si rintracciano lungo il romanzo personaggi che 
danno solo un cenno alla loro emigrazione e al loro soggiorno in 
America per far uno sfondo al fenomeno. I contadini, a ritrovare una 
via di scampo, “fuggono come da un inferno. Ora vanno in America; 
tornano con un po’ di denaro e comprano una quota”.
L’emigrazione è anche la scelta di alcuni ricchi come Micuccio- simbolo 
della prepotenza dei proprietari- che decide di emigrare verso 
l’America, perché nella masseria diventa più brutale. Confessa a 
Filippo, dicendo: “facio il male senza un disegno e quasi senza 
accorgermi” e decide di emigrare “in America”. Con l’emigrazione di 
Micuccio, Seminara afferma che l’idea dell’emigrazione come fuga non 
si limita a ragioni economiche, ma si estende ad essere un fuga dalla 
malvagità di se stessi.
Seminara non si limita a rappresentare il fenomeno, ma tenta di 
inquadrare tutta la scena, trattando la condizione dei migranti dopo il 
ritorno al loro paese. Questi ultimi, dopo il ritorno, mirano a fare 
progetti di miglioramento sociale. Però, tali aspirazioni si scontrano col 
rifiuto dei ricchi e con l’invidia dei poveri.
Quanto alle proprie speranze, al ritorno cercano di comprare quote per 
sottrarsi al potere padronale. Però, questo sogno di agiatezza fallisce 
perché “i latifondisti trovarono conveniente disfarsi degli acquitrini 
malarici e venderli a quote agli emigranti che tornavano in patria coi 
risparmi”. I proprietari vendono loro i terreni malarici perché sono sicuri 
che i contadini moriranno poi di malaria dopo averli coltivati e così i 
ricchi potranno riprenderli. N’è esempio il piano di don Gabriele che per 
salvare la rovina della masseria della Croce, quotizza le terre paludose 
in cambio di una somma di denaro.

Tale piano rivela l’egoismo e l’ingiustizia dei proprietari. La vita dei 
contadini non vale nulla, come se fossero macchine e non hanno alcun 
valore. Ciò spiega, a sua volta, i motivi dell’odio fra loro e il tentativo 
di rivendicare i loro diritti con gli incendi alla fine del romanzo.
La masseria descrive le diverse reazioni degli emigrati di ritorno al 
paese. Agostino che torna dall’America con idee di libertà, è incapace 
di adattarsi alla misera vita della masseria e vuole che tutti si ribellino. 
È una forma di brigantaggio la banda che Agostino forma: si circonda 
di contadini sconfitti e vinti, i quali formano diverse bande e incendiano 
le masserie dei ricchi con un odio netto nei confronti delle loro 
ingiustizie. Dato che i contadini sono disposti a vendicare i loro diritti 
senza fare nulla per cambiare se stessi, falliscono tutti i loro tentativi, 
perché i contadini non lottano contro l’idea dell’ingiustizia ma contro 
persone. Cercano di incendiare i beni dei feudatari senza eliminare il 
motivo per il quale i feudatari sono diventati ingiusti ed egoisti. La fine 
tragica di Agostino e la sua morte rivelano la convinzione di Seminara 
che la violenza non è una forma di riscatto e che niente cambia con gli 
incendi se non cambia se stessi.
Oltre alla violenza, Seminara offre la figura più moderata assorbita dal 
socialismo tramite il personaggio Giovanni Nigro, migrato anche lui 
prima della guerra in America e poi in Francia, “dove s’era mescolato 
alle lotte sociali”. Grazie all’emigrazione, compra una casa e un 
campo. Oltre al guadagno, Nigro porta dentro nuove idee ed 
aspirazioni, del tutto contrari alla violenza. Sono tutte legate allo 
studio e alla coscienza umana. Nigro presenta la figura dell’emigrante 
che acquista “la potenza del sapere attraverso la scoperta del mondo, 
permettendo di lottare contro le ingiustizie”.
Le divergenze fra Agostino e Nigro, figure emblematiche della 
condizione dei migranti tornati al paese, portatori di diverse 
prospettive, si manifestano in una conversazione fra loro nella quale 
Giovanni rifiuta di fare parte della banda di Agostino: “La tua vendetta 
è facile; la nostra è difficile, ma più efficace, e gli effetti durano a 
lungo”.

Infine, l’emigrazione nella letteratura meridionale è tema tipico e 
riproposto da diversi autori, forse perché la maggiore parte degli 
scrittori meridionali lasciano il loro Sud ed emigrano sia verso il Nord 
come Alvaro, sia all’estero come Strati. E sono, quindi, consapevoli 
della crisi della quale soffre l’emigrante, lacerato tra il benessere della 
vita altrove e la nostalgia di vivere nella patria. Altri, come Seminara 
sono radicati nella loro regione e sanno di conseguenza delineare il 
sentimento del contadino che vuole lasciare il paese per trovare una 
vita migliore e più umana. Tutti i due tipi, sia quelli sradicati dalla 
Calabria sia quelli che non la lasciano fino all’ultimo momento, sanno 
pienamente presentare l’emigrazione ciascuno dalla sua prospettiva.
Autore della recensione
Gehad Mohammed Ezzat








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