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30/06/20
È stato pubblicato il n.163-164 della Rivista “Calabria Sconosciuta”

30/06/20
XI edizione del Premio “Metauros – S. Brundolino”

01/07/20
Pubblicazioni del CAI Calabria

Chiave di ricerca:


"Quando la ‘ndrangheta scoprì l’America", prefazione di Nicola Gratteri, Mondadori, Le Scie, 2019
Nicaso Antonio, Barillà Maria, Amaddeo Vittorio,
Recensione
È molto raro che un libro di storia dotato di una documentazione 
bibliografica così ricca risulti anche avvincente come un romanzo.
Lo hanno scritto, con mano unitaria e particolarmente felice, Antonio 
Nicaso, Maria Barillà e Vittorio Amaddeo fondendo le rispettive 
competenze di scrittore (anche) specializzato in materia di 
'ndrangheta, archivista ed avvocato esegeta delle fonti.

Il rigore scientifico con cui l'hanno concepito è esemplare: in esso, ogni 
evento, dialogo o racconto di fatti, di cose o di persone è fondato su 
precise ed indicate fonti documentali, donde la facilità di proseguire la 
ricerca per chiunque ne fosse interessato.

È infatti dagli archivi (di Stato e non) reggini, italiani ed esteri nonché 
dalle emeroteche (più ancora che dalle biblioteche) che gli autori 
hanno attinto per compiere la loro formidabile ricerca.

Trattandosi di fonti di primissima mano (e per lo più inedite), l'effetto 
che, grazie ad esse, dal libro si trae è a dir poco estremo.

Riscontrare che è alla seconda metà dell'ottocento che risalgono – qui 
come negli Stati Uniti – i perversi meccanismi di procacciamento dei 
voti e di voto di scambio, di permeabilità del potere giudiziario a quello 
esecutivo, di sottovalutazione politica del potere mafioso lascia un 
grande amaro in bocca.

Stupisce constatare la profondità storica e l'enorme radicamento socio-
culturale di quella che, ben presto, è stata denominata “ndrangheta”; 
stupisce constatare la rapidità con cui tale fenomeno, dopo secoli di 
sviluppo compresso in situ, sia poi esploso anche in America riuscendo 
a rimanere sempre a sé interconnesso, quasi che i media di allora 
avessero la rapidità degli attuali e non già i limiti tecnologici 
dell'epoca.

Intristisce enormemente sapere che i nostri antichi familiari, emigrati 
per risarcire il danno della penuria di pane e di lavoro, siano incappati 
subito nella crudele beffa della schiavitù al pizzo o alla prostituzione, 
per giunta imposta dai loro stessi conterranei.

E non tornano i conti tra la modestia economica di luoghi periferici 
come Santo Stefano in Aspromonte, Podargoni, Solano, e la lontana 
immensità degli Stati Uniti d'America, nella quale alcuni abitanti dei 
primi sapevano spadroneggiare come a casa.

Prendere atto di tutto ciò rende alquanto pessimisti circa la possibilità 
che tali consolidatissimi sistemi criminali possano essere, se non 
addirittura distrutti, quantomeno efficacemente ridimensionati.

Il libro inizia con l'enigma dell'efferata strage della famiglia Rogolino a 
Pellaro e procede collegando vicende tra ottocento e novecento, tra 
Calabria ed America e approfondendo storie di personaggi divenuti 
tristemente celebri (su tutti, il brigante Musolino del quale viene 
demolita l'abusiva aura di mito creata ad arte dalla vulgata 
‘ndranghetista) o la cui terribile fama si è persa nel tempo o è poi 
addirittura aumentata nei discendenti.

La conclusione (che non svelo) conferma il rigore cartesiano con cui gli 
autori hanno trattato l'immensa mole documentale oggetto della loro 
indagine. E che “Onorata Società” è espressione da intendersi come il 
più amaro dei sarcasmi.
Autore della recensione
Giovanni Bilardi








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